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ChatArt di Ernesta Galeoni -- Contenuti del sito
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Nel credermi pazzo.
Io son pazzo col vento di maestro;
quando spira da sud, distinguo bene
un airone da un falco 
(W. Shakespeare)

 Forse, un giorno, non si saprà più di tanto bene ciò che ha potuto essere la follia. 
(da Michel Foucault, Scritti letterari)

Prima di entrare in quel popolo che di solito è chiamato "dei matti" bisogna ricordarsi che tra loro ci sono stati Campana, la Merini , il Tasso, Hölderlin e tanti altri 
(da Alda Merini, Lettere a un racconto)

C'è una pazzia dello scrivere che si ha dentro, una pazzia furiosa ma non è per questo che si è pazzi. anzi. 
(da Marguerite Duras, Scrivere)

Sigmund Freud cita:
il comportamento ordiniario non è altro che il risultato di un continuo processo dialettico tra la parte più selvaggia e disorganizzata del cervello, l'Es, e quella più pesata e razionale, il Super-io. Nel momento in cui una delle due parti prevale in maniera eccessiva sull'altra il comportamento può apparire irrazionale e privo di logica.

 Luigi Pirandello 
«Sono nato in Sicilia, e precisamente in una campagna presso Girgenti, il 28 giugno del 1867. Venni a Roma la prima volta nel 1886 e vi stetti due anni. Nell'ottobre del 1888 partii per la Germania e vi rimasi due anni e mezzo. Mi laureai là, all'Università di Bonn, in lettere e filosofia. Nel 1891 ritornai a Roma, e non me ne son più mosso. Insegno, purtroppo, da 15 anni Stilistica nell'Istituto Superiore di Magistero Femminile. Dico purtroppo, non solo perché l'insegnamento mi pesa enormemente, ma anche perché la mia più viva aspirazione sarebbe quella di ritirarmi in campagna a lavorare.

Vivo a Roma quanto più posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po' di moto, e m'accompagno, se mi capita, con qualche amico.

Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente fino a mezzogiorno. Il dopo pranzo, di solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo più, se non per qualche urgente necessità; piuttosto leggo o studio. La sera, dopo cena, sto un po' a conversar con la mia famigliuola, leggo i titoli degli articoli e le rubriche di qualche giornale, e a letto.

Come vede, nella mia vita non c'è niente che meriti di essere rilevato: è tutta interiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che... non sono lieti.

Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.

Chi ha capito il giuoco, non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita.

Così è. La mia arte è piena di compassione amara per tutti quelli che si ingannano; ma questa compassione non può non essere seguita dalla feroce irrisione del destino, che condanna l'uomo all'inganno. Questa, in succinto, la ragione dell'amarezza della mia arte, e anche della mia vita.»

Luigi Pirandello si sposa con Antonietta Portulano Ella finora m’accontenta fisicamente, mi par molto simpatica, se non del tutto bella — scrive di lei — In quanto al morale, scorgo che è molto buona e dell'impronta nostra: poca esperienza, ma ha contegno e prudente compostezza.») il 27 gennaio 1894, prima in Municipio e poi in chiesa, ed è un matrimonio che tuttavia nasce sotto il segno della non comunicazione reciproca.

Breve la vita felice dei due. Nel 1903, il maledetto 1903, don Stefano Pirandello, il padre, aveva ottenuto la gestione di una grossa miniera di zolfo a pochi chilometri da Girgenti. Nei primi tempi, la miniera rese abbastanza bene: don Stefano aveva fatto corposi investimenti, aveva rinnovato tutti i macchinari e le attrezzature. Ma un giorno, di colpo, la miniera s’allagò. La stima del danno superò le quattrocentomila lire: «Era la fine e don Stefano scrisse tutto al figlio. Senonché la lettera, essendo Luigi a scuola, venne consegnata ad Antonietta la quale, come abitualmente faceva, riconosciuta la grafia del suocero, l'aprì e la lesse. Qualche ora appresso Luigi, tornando a casa, trovò Antonietta semiparalizzata sopra una poltrona, gli occhi persi, distrutta. È l'inizio dichiarato di quella malattia mentale che avrà, nei primi anni, alti e bassi, ma che peggiorerà col passare del tempo.» (Camilleri, op. cit.)

Pirandello parlava molto di rado con la moglie, sia del suo lavoro di scrittore (forse non ritenendola all’altezza di comprendere), sia dei problemi che incontrava ogni giorno nel mestiere "di ripiego", l'insegnamento di linguistica e stilistica presso l'Istituto Superiore di Magistero femminile a Roma. Su Pirandello professore non esiste molto materiale. La testimonianza di un'alunna che il maestro molto amava, Maria Alajmo, suona così:

«Odiava tutto quello che era meccanico, tutto quello che era di maniera, tutto quello che alle volte arieggiava il moraleggiante, senza avere realmente risonanza nella vita. Qualche volta, però era chiuso, rigido, magari a quella comprensione umana che era così viva nelle sue novelle, talvolta pareva proprio che gli facesse difetto, come uomo, come professore, come esaminatore, da uomo a uomo, da persona a persona. Era come se su quella cattedra ci stava più per una necessità di vita che non per trasporto suo proprio. Vestiva, almeno in quel tempo, vestiva quasi sempre di grigio. Molto distinto; del resto, la sua figura slanciata gli conferiva distinzione. Il cappello a larghe tese, il sigaro quasi sempre in bocca, gli occhi sempre un po' socchiusi e lontani. Preferiva aiutarsi coi gesti delle mani. Si serviva molto del pollice, come uno scultore.»

Solitudine apicale 

Quando tornava a casa, si metteva a scrivere o a correggere temi. E per il dialogo non c'era mai tempo. Antonietta, dunque, come donna, viveva in una solitudine estrema, in una sorta di confino che aggravava la sua fragilità nervosa. L'allagamento della zolfara la stravolge letteralmente, diventa crudelmente gelosa del marito, e senza motivo, nervosa, incontrollabile. Scrive Pirandello nel 1906 alla sorella Lina: 

«A quarant’anni, mezzo calvo, con la barba quasi tutta bianca, perduti gli averi; distrutta la casa; lontano dai figli. La mia sorte è veramente tragica, Lina mia, e per me non c'è scampo. Sono stato colpito nei più sacri affetti, e la vita ha perduto ogni pregio agli occhi miei quella donna disgraziatissima non può guarire: ho potuto sentire e misurare l'orrido abisso di quell'anima. Non guarirà, non può guarire.»

Ricco jeri, oggi povero. E non so
com'ita se ne sia tanta ricchezza.
Non del tesor perduto è l'amarezza;
ma il non saper come perduto io l'ho.

Nessun piacere, nessuna gioja, ahimè,
la cui memoria avrebbe almen potuto
consolar la miseria e il viver muto,
o dello stato mio dirmi il perché.

Come dunque ridotto mi son qui?
Con la ricchezza mia potea far tanto,
e nulla ho fatto, e son povero intanto.
L'ho sperduta in ispiccioli, così.

Non l'opera che dia lustro a un'età,
né la gioja ch'empir possa una vita.
Dunque tanta ricchezza m'è servita
per comperarmi questa povertà...

Pare quasi impossibile, ma negli anni la pazzia di Antonietta peggiora. Ne fa testimonianza una lunga lettera di Pirandello all'amico Ugo Ojetti, datata 10 aprile 1914, in cui afferma di vivere in un vero e proprio inferno. La pazzia di Antonietta si acuisce alla morte del padre, Calogero Portulano, e si riversa sulla povera figlia Lietta. Luigi è costretto ad acconsentire all'internamento della moglie, nel 1919. In clinica, Antonietta è più che mai intrattabile, non vuole ricevere nessuno: si lascia andare, si trascura, indossa sempre lo stesso logoro vestito. Muore il 20 dicembre 1959.

«La pazzia di mia moglie sono io». Scrive Pirandello.. come “forse”  ad alimentare il suo doppio.

Artaud e il Teatro della Crudeltà

 

Il "Teatro della crudeltà" non è fatto di sadismo né di sangue, almeno non in modo esclusivo. Io non coltivo sistematicamente l'orrore. La parola crudeltà dev'essere resa in senso lato e non nell'accezione fisica e rapace che abitualmente le si riferisce...si può benissimo immaginare una crudeltà  senza strazio carnale. Del resto cos'è la crudeltà  in termini filosofici? Dal punto di vista dello spirito, crudeltà significa rigore, applicazione e decisione implacabile, determinazione irreversibile, assoluta.

Il teatro è la cosa più impossibile da salvare al mondo.       

La poesia è molteplicità triturata e che restituisce fiamme.  

Se sono poeta o attore non è per scrivere o declamare poesie ma per viverle. Quando recito una poesia si tratta della materializzazione corporea e reale di un essere integrale di poesia.

Tutta la scrittura è porcheria.

Che cos’è un Cristo? Il ventriglio di un nulla arrivato fino all’invisibile, ma sempre eroticamente propulsato.

Le persone che escono dal vago per cercar di precisare una qualsiasi cosa di quel che succede nel loro pensiero, sono porci.

Tutta la razza dei letterati è porca, specialmente di questi tempi.

Le parole sono il cadavere della vita psichica.

Quel che avete preso per la mia opera era solo lo scarto di me stesso, raschiature dell’anima non accolte dall’uomo normale.

I bambini sanno qualcosa fino al giorno in cui li si manda a scuola.

A partire dal giorno in cui sono affidati alle mani di un professore, dimenticano.

Le scuole sono un fascismo della coscienza, questa vecchia dittatura fossilizzata sulla ******* dell'innato pedagogo.

La forza che alimenta i riflussi, che fa bere il mare alla luna, che fa salir la lava nelle viscere dei vulcani; la forza che scuote le città e che inaridisce i deserti; la forza imprevedibile e rossa che fa formicolare nelle nostre teste i pensieri come tanti delitti, e i delitti come tanti pidocchi; la forza che sostiene la vita e quella che fa abortire la vita, sono altrettante manifestazioni solide di un'energia di cui il sole è l'aspetto pesante.    

E’ di cardinale importanza che si abolisca il MONDO VERO. È esso che crea i grandi dubbi e che diminuisce il valore del MONDO CHE SIAMO: è stato finora il nostro più pericoloso attentato alla vita

Quel che avete preso per la mia opera era solo lo scarto di me stesso, raschiature dell’anima non accolte dall’uomo normale.

E’ di cardinale importanza che si abolisca il MONDO VERO. È esso che crea i grandi dubbi e che diminuisce il valore del MONDO CHE SIAMO: è stato finora il nostro più pericoloso attentato alla vita

Io scrivo per gli analfabeti.

È questa antinomia tra la mia facilità profonda e la mia difficoltà esterna a creare il tormento di cui muoio

Quando dico:
*****, peto della mia verga,
(con tono imprecatorio, quel peto, eruttando sotto i colpi di stivale della polizia),
quando dico orrori della vita, solitudine di tutta la mia vita,
cacca, segreta, veleno, GENIA DI MORTE,
scorbuto di sete,
peste d’urgenza,
dio risponde sull’Himalaya:
Dialettica della scienza,
aritmetica del tuo usufrutto, esistenza, dolore, osso raspato dello scheletro del vivere contro Aziluth
al quale,
io,
io dico ZUT.

Vi è una vecchia faccenda di cui tutti parlano, parlano a se stessi, ma di cui nessuno nella vita ordinaria vuole parlare pubblicamente, benché capiti pubblicamente e in ogni istante nella vita ordinaria, e per una specie di nauseabonda tartuferia generale, nessuno voglia confessare di essersene reso conto, di averla vista e di averla vissuta. Questa faccenda porta un nome: affatturamento generale, e tutti vi partecipano poco o tanto, un giorno più l’altro meno, ma pretendendo di non saperlo, e volendo nascondere a se stessi di parteciparvi una volta con l’inconscio una volta col subconscio, e sempre più con tutta la coscienza. Lo scopo di queste fatture è di impedire un’azione intrapresa da anni e che consiste nell’uscir fuori da questo mondo che puzza e di farla finita con questo mondo che puzza. E anche tu, superbo generale, peti. Ed è grave quando ci si vuol pensare.Perché come conciliare la sublimità con l’abietto del corpo abituale?
Ebbene, non vi è sublimità, ma l’abietto e l’abituale, ed è tutto.
Nessuno stato in cui si superi se stesso e a che cosa serve superarsi?
Mi piace di più una sgualdrina senza fede né legge, che non è nemmeno un sesso impazzito, ma invece tremante d’inerte, lo stato midollare del sesso inerte, inerte e così cupamente contratto, inerte a furia d’aver rinunciato a tutto ciò che compone la DIGNITA ’

’urgence pressante
d’un besoin:
celui de supprimer l’idée
l’idée et son mythe
et de faire régner à la place
la manifestation tonnante
de cette explosive necessité:
dilater le corps de ma nuit interne

 Est-ce qu’Artaud se fout de la révolution? me fut-il demandé.
Je me fous de la vôtre, pas de la mienne, répondis-je

Oh signor Artaud, tutto questo è superficiale e lei stesso è troppo precipitoso!

No, l'anatomia umana è falsa, è falsa e io lo so per averlo provato dalla testa ai piedi durante i miei 9 anni passati in 5 manicomi e i responsabili non sono quelli che ho appena elencato, ma un tempo si nascondevano sotto quei nomi, e sono loro che hanno sviato la scienza,e hanno imposto all'uomo oppresso quella cosa che si è voluto chiamare scienza.

Post -scriptum

Chi sono? 
Da dove vengo? 
Sono Antonin Artaud 
e che io lo dica 
come so dirlo 
immediatamente 
vedrete il mio corpo attuale 
andare in frantumi 
e ricomporsi 
sotto diecimila aspetti 
notori 
un corpo nuovo 
e non potrete 
dimenticarmi 
mai più.

Qui sius-je? 
D'où je viens? 
Je suis Antoni Artaud 
et que je le dire 
immediatamente 
vous verrez mon corps actuel 
voler en éclats
et se ramasser 
sous dix mille aspects 
notoires 
un corps neuf 
où vous ne pourrez 
plus jamais 
m'oublier.                   

Con Antonin Artaud la vita non è stata di certo accogliente e mi viene da chiederme se lo è mai con chi possiede un’anima talmente sensibile da sovrapporsi alla vita stessa. La sua inesauribile battaglia contro i surrealisti.. movimento del quale aveva fatto parte in totale spontanea  sintonia. Il poeta ed attore marsigliese.. nonché padre del Teatro della Crudeltà (in antitesi ma a mio parere in sintonia di intenti con Stanislavski) Artaud  ebbe esperienze incredibili nell’ospedale psichiatrico nel quale venne ricoverato.. purtroppo sotto qui alla aberrante pratica dell’ elettroshock (Révolt contre la poésie  è del resto il testamento del suo negare se stesso). Di seguita alcune poetiche della grande figura che ha rappresentato e rappresenta una figura unica e necessaria all’arte teatrale stessa e non solo.

Vetri di suono

Vetri di suono dove girano gli astri,
lastre dove cuociono i cervelli,
il cielo brulicante di vergogne
divora la nudità degli astri.

Un latte bizzarro e potente
brulica in fondo al firmamento;
una chiocciola sale e guasta
la tranquillità delle nubi.

Rabbie e delizie, il cielo intero
su noi scaglia come una nube
un mulinello di ali selvagge
piene di oscenità torrenziali.


Invocazione alla mummia

Queste narici di pelle e d'ossa
dove iniziano le tenebre
dell'assoluto e il dipinto di queste labbra
che tu chiudi come un tendaggio

E quest'oro che ti scivola in sogno
spogliandoti la vita delle ossa
e i fiori di questo sguardo finto
da cui raggiungi la luce

Mummia le mani affusolate
ti rivoltano i visceri,
queste mani in cui l'ombra spaventosa
prende figura d'uccello

Tutto ciò di cui s'adorna la morte
come per un rito vago,
queste chiacchiere d'ombra e l'oro
in cui nuotano i tuoi neri visceri

E' là che ti raggiungo,
lungo la strada calcinata di vene
e il tuo oro è come le mie pene,
peggiore testimone e più sicuro.

 
Non certo dimentico artisti come: Albrecht Dürer, Ron Mueck, Füssli, Delacroix, Rodin, Munch, De Chirico, Picasso e naturalmente Vincent Van Gogh… di quali parlero’ in seguito.

Voglio comunque invitarvi ad essere sempre piu’ voi stessi.. non ricercate il placet ma scandagliate a fondo la vostra ancora incagliata.

 

 

Ernesta Galeoni

(testi reperiti in internet)

 

 

 

 

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